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Sul piano politico e sociale, il primo dopoguerra fu caratterizzato da un confronto, spesso violento, tra i moderati le organizzazioni dei lavoratori, politiche e sindacali. In un contesto interno dove sempre più pesava la crisi economica legata alla riconversione, la classe dirigente liberale, che aveva guidato sin dall’Unità, lasciò ben presto spazio ai partiti di massa, organizzati capillarmente sul territorio. 

Al partito socialista, sorto nel 1892, si affiancò dal 1919 il partito popolare, tra i cui fondatori figurava proprio il sindaco di Casellina e Torri M.A. Martini.

Contemporaneamente, a Milano, l’ex direttore dell’Avanti! Benito Mussolini, divenuto interventista dopo lo scoppio della guerra, formava una piccola formazione politica, i Fasci di combattimento, destinati nell’arco di poco più di tre anni a conquistare il potere. 

Più che il nascente movimento fascista, comunque, a Casellina e Torri furono i socialisti ed i popolari a dimostrare, almeno nell’immediato, maggiore iniziativa e capacità organizzative. La Sezione Socialista di Casellina e Torri, guidata da Silvio Cicianesi, appartenente alla corrente massimalista (rivoluzionaria) del PSI, organizzò a partire dal mese di marzo una serie di Comizi. 

La situazione sociale, intanto, si faceva ogni giorno più tesa. Gli echi della Rivoluzione bolscevica, che nell’ottobre del 1917 aveva dato il potere al partito comunista di Lenin e il caro-viveri incendiarono una situazione già di per sé incandescente. Nel corso dell’estate (giugno-luglio) si verificarono in Romagna una serie di scioperi e manifestazioni che, ben presto, degenerarono in scontri di piazza e addirittura in saccheggi.   

Documento audio:
Tra il diciannove e l'anno Venti
Canzone popolare

Il 3 luglio 1919, le notizie di scontri provenienti da Forlì provocarono incidenti a Firenze e in provincia. Le “Giornate Rosse” del 3-4 luglio furono una risposta spontanea al caro viveri. La popolazione assaltò letteralmente spacci, negozi di generi alimentari, cantine, fattorie. A questi moti dal basso si affiancarono le organizzazioni socialiste che, temendo delle requisizioni, scelsero a loro volta di requisire merci e beni di prima necessità. Uno degli episodi più gravi si ebbe nei dintorni di Badia a Settimo la mattina del 4 luglio.

Il «diciannovismo» come lo definì Pietro Nenni, fu quindi il primo segnale di quel durissimo scontro che, in Italia come in altri paesi europei, caratterizzò l’immediato dopoguerra. Il “biennio rosso” (1919-1920) era così iniziato.