Su




Giù


Nel momento in cui le notizie degli scontri di Firenze si diffusero nella vicina Casellina e Torri, la prima preoccupazione della popolazione e della stessa Giunta Cicianesi fu quella di fare fronte al pericolo di una incursione da parte dei fascisti.

L’amministrazione, guidata dai comunisti, era d’altro canto un bersaglio prevedibile delle spedizioni punitive allora in atto in tutta la zona circostante al capoluogo toscano. Venne allora presa una soluzione certamente drastica: quella di fortificare le vie d’accesso al paese e di presidiarle con dei volontari armati. Il ponte sulla Greve venne così bloccato e pattugliato. Ai lavori, organizzati dai tecnici comunali, partecipò larga parte della popolazione. Pare anche che don Giulio Cioppi, parroco di Santa Maria a Greve si adoperasse per portare sostentamento a coloro che erano impegnati nell’opera.

Si trattò quindi, almeno sul momento, più di una risposta dettata dal timore delle violenze che, come più tardi invece venne affermato, un tentativo insurrezionale o rivoluzionario.  Per tutto il primo marzo, Casellina e Torri attese, con evidente tensione, il corso degli eventi isolata di fatto da Firenze. In serata, ormai calate le tenebre, un camion con a bordo una ventina di Carabinieri inviati a rinforzo di quelli di Casellina e Torri (che essendo in due si erano asserragliati nella Caserma) venne bloccato prima di oltrepassare il “trincerone”. Dalle barricate vennero sparati dei colpi in direzione dell’automezzo che fu abbandonato dai Carabinieri.